Alessandro Maria Panti & Orthopetics

Non ci consoliamo dai dolori semplicemente ce ne distraiamo. Stendhal

L’OMS ha definito le malattie artrosiche e reumatiche come la prima causa di dolore e disabilità in Europa. Queste, da sole, rappresentino la metà delle patologie croniche ad alto potenziale di disabilità e handicap che colpiscono la popolazione con più di 65 anni. Nel mondo, sono centinaia di milioni le persone che ne soffrono…

Alessandro Maria Panti è l’esperto ortopedico

Queste malattie possono comparire negli adulti e negli anziani, hanno un andamento evolutivo cronico e possono esitare in uno stato di disabilità. Compaiono all’improvviso  e in maniera acuta, oppure esordiscono in modo insidioso e lento. La causa a tutt’oggi non è nota. Possono essere di tipo: degenerativo come l’artrosi e l’osteoporosi, infiammatorio (es. artriti) e dismetabolico, cioè legate a disturbi metabolici (iperuricemia, diabete, obesità etc.).  In Italia si stima ne siano affette oltre 10 milioni di persone, con una spesa farmaceutica nazionale, nel 2012, pari a 1.315 milioni di euro. (Relazione sullo stato Stato  Sanitario del Paese 2012-2013) Queste cifre meritano un approfondimento con il Dott. Alessandro Maria  Panti specialista in Ortopedia e Traumatologia.

Alessandro Maria Panti qui.press

Alessandro  Maria Panti ha avuto un grande maestro, il padre Antonello, anche lui chirurgo ortopedico ma la passione per l’ortopedia e latraumatologia, nel caso del figlio, lo ha portato a specializzarsi nelle patologie artrosiche e nella protesica delle articolazioni diventando uno dei chirurghi di riferimento per le tecniche mini invasive in Italia. Cordiale e alla mano, è un medico che non ama indossare il camice e stare dietro le scrivanie, ma in sala operatoria sa mantenere quella freddezza e concentrazione che gli permette di dare il meglio senza scomporsi. Per dirla in breve è il chirurgo da chiamare quando una protesi deve essere impiantata, da dolore o si deve sostituire. Insomma, l’uomo giusto per le patologie dell’anca che ha sviluppato una tecnica chirurgica nuova chiamata “mini invasiva dell’anca con accesso anteriore”. Tra l’altro è l’unico a farla in Umbria e nelle strutture sanitarie convenzionate del Centro e del Sud Italia dove visita e opera. Appassionato di paracadutismo e lotta olimpica, oltre che dei suoi tre figli, ha un grande sogno nel cassetto: creare un centro per l’uomo, il professionista e il paziente che non deve essere per forza di vetri e cemento ma dove si possa collaborare e cooperare sotto la stessa bandiera in tutto il territorio nazionale.  Ne parla con gli occhi che brillano aggiungendo che “sarebbe un centro dove lavorare con precisione, onestà, pulizia e coscienza operando in grandi strutture e ospedali top facendo una chirurgia ai massimi livelli con tecniche nuove, gente entusiasta e giovane…una realtà nazionale fatta di uomini veri”.

Dchirurgia mini invasiva panti qui.pressott. Panti  dai sogni alla realtà. Cosa s’intende per chirurgia mini invasiva? 

La chirurgia ortopedica mini invasiva è iniziata proprio con le protesi all’anca negli anni Sessanta e da allora di strada ne è stata fatta, tanto che oggi ha raggiunto un notevole successo distinguendosi dalla chirurgia tradizionale. Mentre non esistono approcci mini invasi nelle protesi di spalla o di ginocchio, questa è una tecnica chirurgica mini invasiva non solo perché viene fatto un piccolo taglio nei confronti dell’arto operato ma anche perché non vengono incise le strutture muscolari che circondano l’osso. L’articolazione dell’anca detta anche coxo-femorale è una delle articolazioni più mobili in assoluto che subisce un processo degenerativo caratterizzato dalla graduale perdita dell’equilibrio fisiologico che porta a uno scompenso globale dell’articolazione. Si chiama coxartrosi primaria o idiopatica e si sviluppa senza cause evidenti o note colpendo dai cinquanta anni in poi. Invece quella secondaria può avere cause multifattoriali come traumi, accidenti vascolari, lussazioni, patologie autoimmuni, infezione e malattie congenite come la displasia.

Quali sono i sintomi dell’artrosi dell’anca e come si diagnosticano?

Si manifesta con dolore all’inguine, alla regione anteriore della coscia, al grande trocantere e al gluteo. In alcuni casi il dolore può irradiarsi fino al ginocchio. A livello funzionale vengono  meno i movimenti di flesso-estensione, intra ed extra rotazione, fino all’impossibilità di addurre e abdurre l’arto inferiore.  L’indagine strumentale che stabilisce con certezza la diagnosi è l’esame RX poi la risonanza magnetica che è utile per la diagnosi differenziale dell’osteonecrosi della testa del femore e infine l’ecografia articolare che serve a diagnosticare l’eventuale borsite trocanterica.

Come si tratta la coxartrosi prima di arrivare all’intervento?

I trattamenti possono essere non farmacologici, con una Fisiokinesiterapia specifica, l’utilizzo di stampelle e un calo di peso ponderale. Oppure farmacologici con analgesici, farmaci anti infiammatori o steroidei, condroprotettori o infiltrazioni intrarticolari di acido ialuronico o di corticosteroidi.

Parmini invasiva dell'anca pantiliamo di tecnica mini invasiva con accesso anteriore, la sua specialità. 

Intanto è una nuova tecnica che richiede una piccolissima incisione cutanea di 7 cm contro i 15/20 cm delle tecniche tradizionali e permette di impiantare una mini protesi passando attraverso i setti muscolari, cioè divaricando i muscoli si raggiunge l’articolazione. mini invasiva dell'anca Panti qui.press

Questo non danneggia nessun tendine o muscolo. Dopo la capsulotomia si scopre l’articolazione, si fa l’osteotomia cioè si toglie l’osso del femore e poi attraverso frese calibrate si va a resecare la parte usurata della cartilagine o per esempio dell’acetabulo. S’impianta la protesi e, a questo punto, si passa al femore impiantando una protesi che può anche essere mini. Queste protesi piccole sono “risparmiose” nei confronti dell’osso perché poco aggressive e permettono al paziente di subire un insulto minore.

Che differenze ci sono tra le vecchie e nuove protesi?

Non direi vecchie e nuove, direi più nuove concezioni. Queste “mini hip” o mini steli si attaccano nella parte più prossimale del femore ed hanno una tenuta trocanterica più alta, quindi non c’è bisogno di affondare dentro il femore. Normalmente si utilizzano steli retti, però in soggetti selezionati molto giovani si possono applicare steli più piccoli e poco aggressivi perché quando poi si va a rimuovere uno stelo per la revisione si deve rimetterne uno più lungo e quindi servono protesi più lunghe. Invece quando tolgo un impianto del genere posso impiantare un primo impianto. Così risparmio uno step nei confronti dell’osso e questo è molto positivo. mini hop panti qui.press

Queste protesi quanto durano?

Dipende da come si utilizza la protesi. Dico sempre che

le protesi sono come le scarpeSe le uso per andare alla messa la domenica mattina durano una vita, ma se le uso per lavorare, per correre, per fare motocross durano meno.

È chiaro…oggi con i materiali innovativi che ci sono in commercio come il Trabecular Metal o Titanio, i polietileni di ultima generazione arricchiti con vitamina E o la ceramica etc. si è arrivati a una vita media delle protesi molto alta anche oltre i 20 anni. Certo tutto dipende dal tipo di uso che ne faccio. Se faccio il podista, una protesi all’anca non è detto che duri tutto questo tempo.

Quali sono i vantaggi della chirurgia mini invasiva con accesso anteriore? alessandro maria panti qui.press

Il dolore è praticamente assente o inferiore rispetto alla tecnica tradizionale. C’è solo una piccola cicatrice e la ripresa delle attività lavorative e sportive è molto più veloce. Un paziente giovane a sei giorni dall’intervento già guida l’auto. Ho avuto dei casi. Dal quindicesimo giorno i miei pazienti possono accovacciarsi, cosa vietata con la tecnica classica. Poi non tagliando i muscoli dei glutei, la stabilità della posizione eretta è conservata quindi niente zoppie o lussazioni posteriori dell’anca. Questi pazienti inoltre hanno minori perdite ematiche, sanguinano di meno e le protesi durano di più perché non s’incide il muscolo e quindi lavorano meglio. Il 40% dei miei pazienti abbandona la prima stampella dopo 4 giorni e la seconda dopo soli 20 giorni in modo molto veloce.

Dott. Alessandro Maria Panti chi a bisogno di lei dove può contattarla? 

Io visito in Umbria, in Emilia Romagna, Marche e Toscana, nel Lazio, in Basilicata, e anche in Puglia, Calabria e Sicilia. Invece opero in convenzione con il SSN a San Benedetto del Tronto, Cesena e Morciano di Romagna28832375_10214724016241393_755639568_n

Sembra che il futuro dell’ortopedia stia andando sempre più verso la conservazione e la rigenerazione. Si parla di cellule staminali, cosa c’è di concreto in proposito? E ancora, si può rallentare l’artrosi? 

Diciamo che è una questione molto controversa. Le cellule staminali funzionano in questi trapianti fatti con cellule mesenchimali estratte dal grasso e infiltrate nel ginocchio. Suscitano interesse nei pazienti ma il problema è che la cosa va presa un po’ con le pinze perché non si può pensare di elargire al mondo la chirurgia rigenerativa come fosse il santo Graal. Non si può dire ti faccio le staminali e tu guarisci dall’artrosi. Dall’artrosi purtroppo non si guarisce. Posso rallentare il suo decorso, l’arrivo alla fine e alla protesi nel soggetto in cui è fattibile la cosa, cioè dove l’artrosi e lieve. Quanto a rallentarla…beh si toglie l’infiammazione quindi il sintomo e il dolore attraverso un lavaggio artostropico e attraverso l’azione di queste celluline mesenchimali che lavorano creando un’infiammazione più forte e richiamando delle cellule che stanno nel nostro corpo e mediano i processi infiammatori. Ma io sono un medico e non vendo fumo voglio che i miei pazienti siano felici di avermi incontrato e voglio trattare le patologie nel modo migliore. Infatti il SSN non le passa e costano parecchio…femore panti www.qui.press

Qual è l’età media dei pazienti e che problematiche riscontra?

L’età media dei pazienti è dai 50 in su…io mi occupo anche delle patologie del piede e purtroppo questo problema tocca l’80% delle donne. Le patologie dell’avampiede e delle piccole articolazioni sono molto frequenti ma gli interventi che faccio sono soprattutto all’anca, al ginocchio e alla spalla e le revisioni delle protesi quando si scollano, danno dolore e occorre espiantarle e metterle nuove.

Un caso professionale rimasto nel cuore?

Si si, c’è. Si chiama Fiorenzo, un  paziente portare di protesi di anca mobilizzata. La protesi si era scollata.  È venuto da me per due anni e mi diceva che non poteva fermarsi perché lavorava, era un cacciatore e un pescatore. Quest’uomo dopo 4 anni di dolori non dormiva più, non camminava più e ha dovuto dare in appalto la sua attività. Disperato si è deciso a operarsi. Gli ho fatto una revisione d’anca, ho cambiato la parte del femore e del bacino dato che aveva uno sfondamento e perdita di sostanza, e dopo il mio intervento si è stato alzato in terza giornata e dopo due mesi è mezzo è tornato a pescare con il gommone. Ha ripreso la sua azienda, ora è attivissimo, è dimagrito 10 kg ed è felice. Ogni volta che vado dalle sue parti mi invita a cena e si commuove fino ai lacrimoni…rx panti qui.press

Per concludere, come si dovrebbe scegliere il giusto ortopedico?

È una domanda grande… non saprei, credo che ognuno di noi si rifaccia al medico di famiglia. Il paziente si dovrebbe fidare di chi gli da le carte in mano per poter decidere da solo. Del tipo esistono questo tipo di interventi per esempio al naso, io faccio questo e questo. Poi sei libero di decidere cosa fare.

Per contatti Dott. Alessandro Maria Panti 329 57.11.644

 e-mail pantidr@gmail.com

telefonoverde

 

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