Pasolini Independence is my strenght…

Independence is my strenght and

loneliness is my weakness                         Pier Paolo Pasolini

                                                                                                                                                                        Pasolini by Karl-Ludwig Poggemann

Una notte senza luna, una piccola distesa di sabbia bagnata, circondata da un vecchio e diroccato recinto. In quello spiazzo fangoso e putrido dell’idroscalo di Ostia in posizione prona, un corpo martorizzato viene ritrovato più di quarant’anni fa.

È Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore, regista, drammaturgo, giornalista, editorialista e non solo. Nato a bologna ma figlio putativo della terra friulana della quale era originaria la madre, si trasferì a Roma nel 1950 dove venne a contatto con una nuova realtà così diversa che quasi per assurdo, divenne la musa ispiratrice di molte delle sue opere.

La realtà delle borgate, l’emarginazione, la miseria del dopoguerra e del sottoproletariato urbano con i suoi caratteristici personaggi, permise a Pasolini di realizzare grandi capolavori come scrittore e regista.

Pasolini by Rockwater Pictures

Pasolini by Rockwater Pictures

 

Mamma Roma by D. Hustic

Mamma Roma by D. Hustic

 

Da Ragazzi di vita (1955), racconto dedicato alla prostituzione omosessuale maschile ad Accattone (1961), il suo primo grande successo come regista, a Mamma Roma (1962) con la superba Anna Magnani, fino a Uccellacci e Uccellini (1966) con Totò che morì appena un anno e per quel fim ricevette la menzione speciale al Festival di Cannes del ’66. Il film girato in parte ad Assisi fu segnato da parecchi aneddoti. Durante le riprese, ci furono i dispetti del corvo che più di una volta tentò di cavare gli occhi a Totò che già con la vista non era messo bene tanto che si dovettero escogitare stratagemmi per impedire all’uccello di beccare il grande attore.

Uccellacci Uccellini

L’interesse che Pasolini dimostrò verso i vinti della società capitalistica rappresenta il suo essere stato un intellettuale autenticamente “libero” avverso, fin nel profondo, all’ipocrisia e al falso perbenismo della società borghese italiana degli anni Sessanta e Settanta. In maniera ancora più decisa e radicale criticò il nuovo tipo di sviluppo che fu definito “boom” economico. Periodo che Pasolini additò come l’inizio, dell’omologazione, della massificazione e dell’appiattimento culturale e delle coscienze; una società dei consumi che accusava di essere sempre più spersonalizzante, avviata a un’irreversibile mediocrità dove i mass media e, in particolare la televisione, diventava come lo strumento usato da un potere tirannico e coercitivo per manipolare le coscienze, distruggendo ogni valore democratico, ogni libertà di espressione e ogni pensiero critico.

La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza

Dando uno sguardo alla società attuale, figlia legittima di quella in cui visse lo scrittore bolognese, è sorprendente come molte di quelle “profezie” si siano in gran parte avverate, quasi designando, il poeta emiliano a profeta della contemporaneità. Sicuramente fu un personaggio scomodo che si attirò contro feroci critiche, e più di qualche nemico potente. La versione ufficiale vuole che Pasolini sia stato ucciso brutalmente da uno di quei ragazzi poveri ed emarginati, della periferia romana, che lo scrittore, al di là di ogni pregiudizio, amava e che descrisse in modo così lucido nei suoi romanzi e nei suoi film. Un sentimento questo che rimane, l’espressione più concreta della sua assoluta devozione verso l’intero creato e quelle forme di esso che egli considerava, meno corrotte e più intrise di umanità.

 

 

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