La Belle Époque

La Belle Époque … e se potessi rivivere il giorno più felice della tua vita?

C’è un giorno della nostra vita che tutti noi vorremmo rivivere. Magari quel momento della gioventù in cui abbiamo incontrato l’uomo o la donna che ci ha fatto innamorare, ma potrebbe anche essere un ricordo legato alla nostra professione o ancora un incontro intimo che ci riguarda da vicino. Questo è quanto racconta il delizioso film di Nicolas Bedos La Belle Époque, presentato fuori concorso alla selezione ufficiale del Festival di Cannes 2019 e alla Festa del Cinema di Roma. Victor (Daniel Auteuil) è stato un bravo fumettista. Ora, sul viale del tramonto, odia il presente digitale ed ha una moglie psicanalista Marianne (Fanny Ardant) che lo tradisce con il suo migliore amico e lo sbatte fuori di casa.

la belle epoque

È un uomo che sta annegando nel presente. Così accetta l’invito di una curiosa agenzia che organizza rievocazioni storiche calibrate sui desideri dei clienti. Proprio come in un set cinematografico o teatrale, il regista imprenditore Antoine (Guillaume Canet) ricostruisce scenografie, ambientazioni e personaggi del periodo storico che vogliono rivivere utilizzando veri attori. Ma se i momenti più ricercati sono quelli della grande storia, dalla Corte del Re Sole all’ascesa di Hitler, il nostro Victor non ha dubbi: vuole tornare al 16 maggio 1974 quando, in un caffè di Lione incontra la donna della sua vita, sua moglie (Doria Tillier).

“Sono pazzo di questa donna la cui poesia, eccentricità, umorismo e fragilità mi entusiasmano” 

D’altra pafanny ardantrte, di là della nostalgia di una società passata, il protagonista vuole rivivere la sua giovinezza, un periodo in cui si sentiva gratificato, innamorato, sapeva divertirsi e si trovava più attraente. C’è un certo grado di narcisismo nel suo rifiuto del presente. Ma è proprio grazie al rispetto per se stesso, e ai desideri che provava nel passato, che riesce a trovare la forza per affrontare il presente. Finisce persino per venire a patti con i media che disprezzava solamente due settimane prima.

la belle epoque

Il suo fisico e il suo modo di vestire cambiano durante tutto il film e segnano la rinascita mentale e fisica di un uomo stanco, disorientato, amareggiato, condannato all’oblio che riprende il suo sorriso e il suo fascino. L’ansia è nella sua voracità di rivivere quel momento e pervade il film travalicando in vertigine e disorientamento. L’atmosfera satura e rarefatta, ricorda molto Truman Show e la situazione, per quanto paradossale e geniale, è quella di chi perennemente è in scena. Si entra e si esce dal set con la difficoltà di spogliarsi dei panni dell’attore in una confusione che ricorda molto i postumi di una sbronza. Victor finirà per innamorarsi dell’attrice che interpreta sua moglie.

Gli uomini non cambiano, gli uomini invecchiano

Il film non si schiera dalla parte dell’”era meglio prima” e lo dice Fanny Ardant alla fine del film sottolineando tutti gli svantaggi sociali e intellettuali degli anni ’70. Ricorda a Victor che le persone non erano così libere, che anche loro ascoltavano le cazzate dette in televisione, che lo stupro era impunito e che le donne non potevano abortire. Il film descrive semplicemente la nostalgia di un uomo vulnerabile, la nostalgia per un’epoca in cui, un amante dei libri come Victor (non a caso è un fumettista) ha visto più persone girare le pagine di un romanzo o di un fumetto e parlare effettivamente con qualcuno piuttosto che inviare SMS e Gif. In perfetto equilibrio tra dialoghi serrati, scenografie meravigliose e una colonna sonora di indimenticabili successi, il film di Bedos ci regala momenti di spensieratezza e divertimento. Usciremo storditi chiedendoci quale momento della nostra vita vorremmo rivivere e con chi.

 

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